Che cosa ha portato in dote ad Antonio Conte la pausa del campionato? Sono stati almeno tre gli azzurri a segnare e giocare da protagonisti con le rispettive rappresentative in Nations League. Nel doppio scontro con la Grecia, decisivo per non retrocedere in Lega B, il rigore realizzato da McTominay ha soltanto illuso la Scozia, vittoriosa 1-0 ad Atene. Ma incredibilmente asfaltata a Glasgow: clamoroso il 3-0 ellenico, con conseguente retrocessione della “Tartan Army”. Dagli undici metri ha timbrato il cartellino pure Raspadori, nel match di ritorno in Germania: un 3-3 tra tormento ed estasi, caratterizzato da un primo tempo dell’Italia davvero allucinante, seguito da una ripresa a senso unico, letteralmente dominata, che comunque non basta agli uomini di Spalletti per accedere alle Final Four. Addirittura tre i gol rifilati all’Ucraina da Lukaku: uno all’andata, che però non è bastato ai “Diavoli Rossi” per evitare la sconfitta (3-1). Nondimeno, la doppietta al ritorno trascina il Belgio al successo per 3-0, e contribuisce a ribaltare il risultato finale del play-out. Così, la prossima stagione, Garcia potrà ancora guidare i suoi nelle “Serie A” delle nazionali.
Conte ricomincia da tre
Insomma, il Napoli ricomincia da tre risorse indispensabili per provare a mettere pressione all’Inter. Nel rush finale che assegnerà lo scudetto la squadra partenopea intende rimanere nella scia della capolista, avvalendosi proprio della capacità di leggere e gestire al meglio le situazioni offensive. Evidente l’intenzione di sfruttare l’eventuale frenata dei nerazzurri, in primis grazie alle “corse a rimorchio” di McT, quando occupa la classica posizione di mezzala sinistra. Lo scozzese è bravo a eludere il pressing, scardinando con i suoi inserimenti la compattezza difensiva agli avversari. Un contesto tattico in cui gli azzurri trasformano potenziali opportunità in nitide occasioni. Oltre all’idea di calcio sviluppato con azioni interamente in verticale, dovrebbero spiccare le connessioni in grado di liberare al limite dell’area la coppia di attaccanti. Nelle ultime settimane Raspadori e Lukaku hanno combinato in modo eccellente tra loro. Anche se non va trascurata l’ipotesi di rispolverare il 4-3-3, concedendo nuovamente spazio e minutaggio a Neres.
A prescindere dal modulo, che sia tridente oppure centravanti in coppia con seconda punta “pura”, il Napoli sa esattamente come preparare e indirizzare la palla, concatenando lo sviluppo dell’azione con la fase di rifinitura. Il segreto sta tutto nell’abilità dei giocatori in maglia azzurra di sapersi strutturare in campo molto vicini tra di loro. Giocando a quelle distanze – cioè, esclusivamente sul breve -, diventa più facile attivare la ricerca del “terzo uomo”.
Mix perfetto tra collettivo e individualità
Ovviamente, nel caso in cui l’avversario di turno scegliesse di accoppiarsi uomo contro uomo, la soluzione sul lungo, funzionale a cercare Big Rom, resta sempre valida. Si tratta di un passaggio non solo utile a muovere il pallone, ma soprattutto intende favorire la progressione della manovra in base alle scelte difensive della controparte. Perché il numero 11 svolge un ruolo strategico, venendo incontro e portandosi via il marcatore diretto, così da creare un buco nella retroguardia. E qui entra in scena la possibilità di determinare appoggiando la palla a diverse altezze.
Con la controparte che lavora forte sui riferimenti per impedire una costruzione fluida, potrebbe essere ideale attivare Neres e Politano, sostenendo la fase offensiva con uno degli esterni alto in fascia e aperto alla massima ampiezza. Mentre l’altro “rompe” dentro al campo. Una combo che genera grande incertezza negli avversari.
In definitiva, l’occupazione strategica del campo attraverso il gioco posizionale, abbinata alla capacità di ruotare senza palla, dovrebbero creare un mix perfetto tra interpretazioni individuali e collettive: il Milan è avvertito.
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