Secondo alcuni la trasferta di Bologna rappresenta il crocevia delle ambizioni scudetto del Napoli. Per rimanere in scia alla capolista Inter, infatti, gli azzurri dovranno resistere all’ambiziosa squadra di Italiano. Missione sicuramente complicata, ma non impossibile, nonostante i felsinei siano ormai una realtà del campionato, tanto da rilanciare la propria candidatura nella corsa alla qualificazione in Champions League. Senza trascurare l’entusiasmo veicolato nell’ambiente dalla Coppa Italia: il rotondo 3-0 rifilato all’Empoli sembra catapultare i rossoblù in finale. Manca ancora la gara di ritorno, ma a Casteldebole già ci credono.
E pensare che il passaggio di testimone con Thiago Motta in estate aveva destato qualche preoccupazione. Dubbi alimentati da un girone di andata a corrente alterna. Nondimeno, affidare la panchina all’ex allenatore della Fiorentina si è rivelata col passare delle giornate una scelta azzeccatissima. Tant’è vero che i princìpi di gioco espressi finora dal Bologna riflettono alcune delle caratteristiche in grado di rendere (quasi) iconica l’esperienza di Italiano alla Viola. Percorso arricchito da tre finali consecutive: una in Conference League e due di Coppa Italia. Insomma, il Bologna mantiene il focus sulla continua ricerca del dinamismo offensivo. Dedicando un’attenzione maniacale anche all’alta intensità nel pressing. L’idea è quella di dominare il possesso, ma non in virtù di uno sterile giropalla. Bensì, esplorando la profondità le volte che se ne presenta l’occasione, andando subito verso Castro. Effettivamente, la soluzione dell’attacco diretto mira a tenere costantemente sotto pressione le difese avversarie, costrette a correre all’indietro per assorbire l’indole verticale dell’argentino. Questa capacità di attivare rapidamente il suo centravanti consente poi alla squadra di accelerare la manovra, capitalizzando al massimo le qualità dei tre offensive player che si muovono tra le linee.
Bologna da non sottovalutare
Ecco, se c’è una cosa che il Napoli dovrà tenere bene a mente è quanto il Bologna sappia essere pericoloso in tante maniere. A tratti praticamente ingiocabile se gli viene concesso tempo e spazio per sviluppare sugli esterni, sfruttando gli strappi di Ndoye e Orsolini; nonché i movimenti da atipico trequartista di Odgaard. Le combinazioni tra loro aggiungono creatività e imprevedibilità alla costruzione nella fase di attacco. Il centrocampo, invece, è composto da due giocatori con caratteristiche complementari: (Freuler e Pobega), forti nella corsa, ma comunque con una decisa inclinazione all’impostazione, che orchestrano il gioco, distribuendo passaggi intelligenti e mai banali.
Ovviamente, questo tipo di schieramento produce effetti pure in fase di non possesso, perché il Bologna cerca di chiudere ogni traccia pulita verso l’interno, impedendo così ai difensori avversari la possibilità di appoggiarsi ai compagni deputati alla risalita dal basso. Concedendo al possessore volutamente un’unica soluzione; cioè, lo scarico laterale. A quel punto, lo scivolamento in avanti dei terzini (Holm e Lykogiannis), associato alle scalate individuali ad accorciare sui riferimenti del blocco costituito dai mediani più il terzetto d’attacco, costringe a rilanciare lungo. Dove Beukema, assieme a Lucumi, lavorano in simbiosi, tra marcatura diretta e copertura preventiva.
In definitiva, il Bologna è una squadra da prendere con le molle; guai a sottovalutare lo scaglionamento offensivo di trequartista ed esterni, che si posizionano dietro la linea di pressione avversaria, pronti per dialogare. Combinando sul breve, in zona di sviluppo e rifinitura.
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