È la storia di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo.
Apre così uno studio dove si immortala fingendosi ora cliente ora fotografo esperto. E grazie alla moltiplicazione della sua immagine arriva a credersi un politico che parla alla folla. Una folla che non c’è. Ma che lo galvanizza come tutte le cose che non avremo mai.
Tra un comizio e l’altro arriva a proclamarsi costruttore di ospedali ambulanti che si spostano direttamente  nelle case dei malati. E all’interno di questi ospedali c’è sempre lui: sotto le vesti del primario, sotto quelle del degente e sotto quelle delle suore cappellone che   sostituiscono la medicina con gli strumenti della fede.
Ben presto, grazie all’inflazione della sua immagine, è convinto di non essere più solo.
E continua nelle sue scorribande politiche delegando se stesso alla cultura per costruire impossibili cinema dove l’erotismo differisce dalla pornografia solo per qualche traccia labile di dialogo. E ipotizza incendi e sciagure, ipotizza uscite di sicurezza per portare in salvo lo spettatore medio che lui stesso rappresenta.
Di tanto in tanto torna dal fotografo che è per costringersi a scattarsi nuove foto. E impazzisce a poco a poco.
Ma mai completamente. Nel pieno del suo delirio auto presenzialista arriva a farsi donna con tutta la sua  nudità camuffata; e a farsi uomo, pensandosi ora l’una ed ora l’altro, immaginando di uscirci insieme per  rientrarsi accanto.
E come politico sblocca ogni piano regolatore per regalarsi una casa ambulante, come gli ospedali, come la  disperazione di chi tenta di imbrogliar se stesso. E quando è costretto a mettere un cane a difesa della sua abitazione capisce di esser solo e di essere lui  quel cane posto a tutela della proprietà. Ma con un colpo di coda inaspettato torna da cane a politico e accusa gli elettori di non aver capito. Di non aver capito che nulla è mai esistito. L’unica cosa che esisteva era la sua solitudine.
Che non può essere fotografata perché la solitudine è l’assenza di chi non ti è vicino.

 

Fotofinish
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

con Antonio Rezza
e con Manolo Muoio

(mai) scritto da Antonio Rezza
allestimento Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli
luci e tecnica Alice Mollica
organizzazione Tamara Viola Stefania Saltarelli
macchinista Eughenij Razzeca

produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

Antonio Rezza Flavia Mastrella Leoni d’oro alla carriera La Biennale di Venezia 2018

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