Nei primi tre mesi del 2025 si registra un preoccupante aumento del 37% delle aggressioni nei confronti degli operatori sanitari, con una media mensile di 2.161 episodi di violenza. In totale, tra l’1 gennaio e il 31 marzo, sono stati registrati 6.483 casi, comprensivi di aggressioni fisiche e verbali, un dato che evidenzia la crescente escalation di violenza contro medici e infermieri in Italia.
Secondo il report dell’Amsi (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), Umem (Unione Medica Euromediterranea) e del Movimento Uniti per unire, l’anno precedente si erano registrati 25.940 episodi, con un incremento del 33% rispetto al 2023. “Non si tratta più di episodi isolati, ma di un fenomeno fuori controllo”, ha dichiarato Foad Aodi, presidente dell’Amsi, sottolineando come gli operatori sanitari siano ormai costantemente esposti a rischi.
I dati sono ancora più allarmanti se si considerano alcuni episodi recenti: da Torino, dove un medico del 118 è stato minacciato con una pistola, a Cesena, dove un gruppo di 50 persone ha assaltato il pronto soccorso. “Gli ospedali non possono più essere lasciati senza protezione”, ha aggiunto Aodi, criticando il fallimento del decreto anti-violenza e denunciando la mancanza di interventi concreti per tutelare il personale sanitario.
Il report evidenzia che le strutture più colpite sono i pronto soccorsi e i reparti psichiatrici, ma anche i medici di base e gli ambulatori sono sotto attacco. Inoltre, gli operatori del 118 sono particolarmente vulnerabili durante gli interventi in esterna. Per far fronte a questa emergenza, l’associazione chiede misure strutturali immediate, come presidi di sicurezza fissi nei pronto soccorsi, controlli agli ingressi degli ospedali per impedire l’accesso a persone armate, e un piano straordinario di sicurezza sanitaria che coinvolga anche il Viminale.
“In assenza di misure drastiche, i professionisti sanitari continueranno a lasciare il settore. La paura per la propria sicurezza è la principale causa di dimissioni volontarie e di fuga all’estero”, ha concluso Aodi, esortando il governo a intervenire con urgenza per garantire la sicurezza degli operatori e la continuità del servizio sanitario.
Tra le regioni con il maggior aumento percentuale di aggressioni nei primi tre mesi del 2025, si segnalano la Lombardia (+62%), la Campania (+59%), la Puglia (+57%) e il Lazio (+56%), come evidenziato dal report.