Che a Dortmund l’Italia debba compiere veramente un’impresa per qualificarsi alle Final Four di Nations League è risaputo. Al di là della vittoria conquistata in rimonta, a San Siro la Germania ha già abbondantemente dimostrato di avere gioco e idee. Del resto, lo spartito tattico di Nagelsmann non è cambiato neppure quando gli Azzurri hanno legittimato col vantaggio di Tonali un ottimo primo tempo: il c.t. tedesco ha continuato imperterrito a palleggiare nei denti degli uomini di Spalletti, grazie a un quadrilatero in costruzione formato dai due difensori centrali (Tah e Rudiger), cui si associava la coppia di metodisti (Gross e Goretzka). L’obiettivo era quello di creare spazio sulle fasce, grazie al lavoro instancabile in entrambe le fasi di Kimmich e Schotterbeck, subentrato a inizio ripresa al posto di uno stralunato Raum, costantemente in affanno al cospetto di un indiavolato Politano. Bravo a smascherare uno dei punti deboli dell’avversario, mettendo a nudo la fragilità del laterale in forza al RB Lipsia, davvero tenero e inconsistente sotto la linea della palla. Non a caso, ieri l’allenatore azzurro ha speso parole dolci per l’esterno napoletano.
“Giovedì l’ho tolto perché in quel momento pensavo potesse esserci bisogno di avere qualche centimetro e qualche corsa in più. Politano è uno che strappa; aveva rincorso facendo bene da quinto e mettendo grande disponibilità anche in un ruolo non suo…”.
Problemi in costruzione
Bisogna subito mettere in chiaro una cosa: nonostante Bastoni abbia sbandato in entrambe le reti della Germania, il punto debole della Nazionale non è stata la difesa. Da risolvere, invece, i problemi nella risalita dal basso, con gli esterni, specialmente nel secondo tempo, troppo bassi. Ed un eccesso di lanci lunghi con cui si è cercato di attivare direttamente Kean, saltando il palleggio con i centrocampisti, che certamente non ha favorito l’attaccante della Fiorentina. Anche se andare immediatamente in verticale, piuttosto che sviluppare un possesso sterile e monocorde, rientra nel dna di questa squadra.
Insomma, a tratti l’Italia ha mostrato sprazzi di calcio qualitativo, in cui la mobilità, determinante per liberare poi gli spazi, era l’elemento centrale per disorganizzare la struttura difensiva predisposta dalla Germania. In effetti, Barella e Tonali lavoravano per occupare gli half spaces, mentre Raspadori tra le linee rimaneva sempre corto rispetto alla loro posizione, così da favorire costantemente la rotazione, con una delle mezzali lesta a inserirsi sulla trequarti, e Jack a raccordare l’azione. Situazione riuscite perfettamente nella prima frazione. Sicuramente meno nella ripresa.
A proposito di raccordi: se un aspetto è venuto a mancare a Spalletti, cioè la capacità di indirizzare la manovra con Rovella, decisamente “piatto” quando la palla veniva gestita dai difensori. Per cui, il laziale si abbassava a ricevere lo scarico, ma alle sue spalle né Barella, tantomeno Tonali, si smarcavano fungendo da “terzo uomo”. E l’Italia doveva sottrarsi alla pressione esplorando obbligatoriamente la profondità.
Buongiorno e Maldini dal 1′
Alla luce di tutte queste considerazioni, il commissario tecnico medita se apportare qualche modifica alla formazione. D’altronde, pur non volendosi sbottonare apertamente, nella consueta conferenza stampa della vigilia, l’Uomo di Certaldo ha fornito un mucchio di indicazioni sui possibili titolari. In primis, il ritorno di Buongiorno, con Bastoni spostato sulla sinistra, nel consueto slot di braccetto.
“Bastoni gioca. Dove? Se va a sinistra, è come nell’Inter: sul divano di casa sua. Da centrale giovedì per me ha fatto molto bene perché sa costruire. Anche Buongiorno è forte e bisognerebbe fare coesistere lui e Bastoni quando c’è Calafiori…”.
Novità pure in attacco, con Spalletti che prima esclude il ricorso alla soluzione del doppio centravanti, ovvero Lucca insieme a Kean (“Noi la partita la dobbiamo vincere e se facciamo giocare i due attaccanti, poi nel finale, per l’eventuale forcing, ci mancherebbe una prima punta…”). Quindi si sbottona su Daniel Maldini, che potrebbe avere una chance dall’inizio.
“Inizialmente è meglio uno che faccia un lavoro di raccordo tra i due reparti e in quel ruolo ne abbiamo diversi. Maldini dal 1′? Perché no? Ha fatto vedere di essere un calciatore di livello top. Ha soltanto bisogno di macinare minuti in partite importanti. Può essere uno di quelli che può giocare dietro Kean…”.
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