foto antimo piccirillo

Una nota dolente ha caratterizzato le ultime due trasferte del Napoli, a Como e Venezia. Il vistoso calo dal punto di vista dell’intensità nei secondi tempi. L’impressione, però, è che non si tratti di un problema di natura fisica, quanto di incapacità nel riuscire a tenere i ritmi alti, ed andare in verticale. Specie le volte in cui gli spazi si chiudono inesorabilmente. Ed i princìpi di palleggio e scaglionamento finiscono nel dimenticatoio: più confusione che stanchezza. Così, il campo sembrava restringersi, diventando sempre più piccolo, causa la mancanza di reattività.

Forse quando i pensieri negativi hanno cominciato ad offuscare la testa, rendendo le gambe pesanti, è mancato il giocatore in grado di leggere la situazione. Quello che magari potesse tirare fuori il colpo a effetto – tipo il dribbling -, in funzione dell’obiettivo da perseguire. Insomma, benché il calcio di Conte sia basi sul controllo degli spazi attraverso il raggiungimento di un solido equilibrio nelle due fasi, inserire risorse che rubino il tempo all’avversario diretto, creando contemporaneamente superiorità numerica, potrebbe rivelarsi la mossa decisiva per risolvere un mucchio di problemi. Otre a dare imprevedibilità all’intera manovra offensiva.

Neres e Politano garantiscono superiorità

Allora, l’idea di tornare al 4-3-3 non appare del tutto campata in aria. Perché gli azzurri, tatticamente, esplorerebbero un sistema dove in molti si trovano perfettamente a loro agio. In primis, i tre attaccanti, stimolati a combinare nello stretto per eludere la marcatura degli avversari. Inoltre, dal punto di vista squisitamente tecnico, il recupero di Neres diventa presupposto logico per liberare nell’uno vs uno il giocatore più abile in questo fondamentale che c’è in organico.

Il Napoli avrebbe comunque uno sviluppo asimmetrico, con un lato maggiormente creativo, quello destro, sovraccaricato dalle sgroppate inesauribili di Di Lorenzo, terzino professorale nei tempi di inserimento. E gli strappi di Politano, davvero imprendibile se può seguire il suo istinto offensivo, senza sobbarcarsi anche il lavoro di fatica a tutta fascia. Talvolta Matteo alza poco la testa e forza la situazione, ma quando sgasa lungolinea o converge per tirare, garantisce la migliore versione di sé.

Spinazzola da non sottovalutare

Dall’altra parte, l’influenza di Spinazzola è cresciuta col tempo, al punto che Olivera ha perso lo status di titolare indiscusso. Un esterno diverso, l’ex Roma, dall’indole sicuramente meno fantasiosa. Eppure nelle ultime settimane ha contribuito a mutare gli equilibri della squadra. Essere ambidestro, infatti, lo rende particolarmente temibile in conduzione, dinamico e generoso. Ma anche capace di colpi assai qualitativi. Chi credeva che il suo tempo fosse provvisorio, in attesa del rientro dell’uruguagio, adesso deve ricredersi. Leonardo ha acquisito i galloni di risorsa preziosa. A maggior ragione se davanti a lui si muove un profilo come Neres, che salta l’uomo, ma funziona meglio se adeguatamente coperto.

Il brasiliano sa mantenere decisamente il pallone in totale controllo, grazie a fondamentali educatissimi. Prerogativa che gli permette qualche forzatura; pregio e difetto di un offensive player che quando ti punta non fa troppi calcoli. Ergo, corre pure qualche rischio nel tentare la giocata a effetto. Il Milan è ancora sufficientemente distante. D’altronde, questi sono i giorni dedicati alle nazionali. Innegabile, tuttavia, che le possibilità di vederlo in campo dal primo minuto alla ripresa del campionato crescono in maniera esponenziale: contro i rossoneri dovrebbe toccare a lui.

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